Mario Scardoni

(A proposito di un volume di Mario Scardoni)

E’ questo un volume godibile di ricordi di una vita, a partire dai “verdi anni” dell’Autore, appassionato di calcio, di ciclismo e di canto corale (ma anche come solista, soprattutto in veste di baritono). Non mancano i ricordi di scuola, col suo impegno vivace di allievo prima - specie del Collegio Don Mazza, a cui dedica l’intero terzo capitolo, non senza vari cenni successivi, con l’incontro di “mazziani”, divenuti medici o anche sindaci di importanti località - di insegnante poi.

Fra le scuole, dove ha prestato il suo insegnamento, vi è anzitutto la media di Roverè, il paese in cui è nato nel 1939. L’Autore sottolinea l’ineludibile funzione svolta, proprio in quanto docente, di forme di “servizio sociale”, espresse – sia pure con modalità diverse – non solo in altre scuole medie, come quella di San Bonifacio, ma anche nei corsi serali e diurni dell’istituto tecnico veronese “Ippolito Pindemonte” e poi negli undici anni di insegnamento, nel biennio e triennio dell’istituto “Aldo Pasoli”, fino all’ultimo giorno di scuola del giugno 1992.

 

Fra gli episodi più interessanti dei primi anni d’insegnamento vi è certamente quello della particolare forma di esenzione dall’obbligo militare, ottenuta grazie ad una iniziativa delle alunne della media di Roverè. Queste scrissero due lettere all’allora Ministro della Difesa Giulio Andreotti, ottenendo il rinvio – di fatto “a tempo indeterminato – della chiamata alle armi, per la quale Scardoni non poté “non inviare al ministro una lettera di ringraziamento” (Vedi  pp. 149-153).

A proposito di lettere mi sembrano significative anche quelle scritte dal prof. Scardoni per gli esami di maturità dell’anno scolastico 1990-91, a cui rispose anzitutto un’allieva, “rappresentante di classe”, Maddalena Marazzi, che, fra l’altro, augura al docente “un brillante proseguimento della sua carriera, sia scolastica che canora”. Interessante anche il riscontro di un allievo, Michele Ederle, che, pur condividendo una certa delusione del suo insegnante per “la stringatezza dei giudizi e la discutibile formulazione dei criteri di valutazione adottati”, esprime la sua riconoscenza per “l’esempio di serietà professionale e dedizione estrema” da lui offerto (Vedi pp. 157-159).

Come penultimo di dieci figli, Mario partecipa al lutto di fratelli e sorelle, nonché di amici, a cominciare dal quasi coetaneo Renato Trevisani, tragicamente scomparso a 22 anni, il 5 marzo 1962, che a lui fa riemergere lo strazio provato per la  tragica morte sul Carega, il 29 dicembre 1959, dei compagni del  Collegio Don Mazza, Gianni Ferrari e Bruno Corsi (vedi p. 218. Di questo evento parla più diffusamente a p. 28).

Non sono solo ricordi tristi come questi a occupare le pagine del libro, che, naturalmente, si sofferma molto sulle sue esperienze musicali, non solo come membro per molti anni del Coro dell’Arena, ma anche come cantante solista, specie di musica sacra, rievocando, ad esempio, i compiacimenti, espressi a lui personalmente, da autorevoli personalità, come il procuratore di Milano, Francesco Saverio Borrelli o il card. Carlo Maria Martini, in occasione di uno spettacolo su Tangentopoli (Questo povero grida),  rappresentato nella chiesa di San Simpliciano, considerata “la Scala della musica sacra” (vedi p.117),

Non manca il riferimento al giorno delle nozze con la professoressa Maria Cracco, se non altro per ricordare il celebrante, compagno di scuola, don Germano Paiola e il testimone prof. Francesco Giovanni Brugnaro, che sarebbe poi divenuto Arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, nominato da papa Benedetto XVI il 29 settembre 2007 (vedi pp.74-75 e p. 147).

Puntuali e ricorrenti i riscontri per saggi di figli e nipoti, nonché per puntuali collaborazioni allo spettacolo della moglie, o per ruoli importanti assunti nei concerti di Riva del Garda – “una esperienza artistica durata quindici anni, dal 1991 al 2005” (vedi pp. 124-125) dalla figlia Giovanna o alle attività sportive e di docente di Chiara o anche del figlio Francesco, “in ruoli comici, come attore-cantante”, ma anche “in imprese sportive, nel campo dell’atletica leggera” (p. 133). Da non dimenticare i concerti lirici in Francia a Nîmes, specie quello organizzato nel quarantesimo anniversario del gemellaggio tra Verona e la città francese.

Molte sono le pagine in questo libro di Mario Scardoni dedicate a scritti “poetici”, non privi certo di ritmo e di immagini incisive, anche se l’Autore parla di “esercizio di puro diletto personale”, con nessuna “presunzione poetico-letteraria” (p. 83). Meritano infine almeno un cenno le numerose foto di famiglia e di scuola o di vari amici, nonché di paesaggi, italiani o stranieri, sui monti o sul mare. Conclude il libro una raccolta di brevi estratti di giornali, italiani e francesi, dedicati in particolare al “calcio e al canto”, sacro e profano. Bella la foto di copertina di Massimo Zanardo e molto interessante anche il disegno, fatto dalla nipotina Agata e riportato in quarta di copertina.